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Racconto di inizio estate 2018


Sono qui, e posso guardare il mare.

Anzi, il mare mi circonda.
E’ parte di ogni mio respiro, con il vapore di acqua e sale che mi appartiene, entra nei miei polmoni e diventa me.
La mia pelle si è fatta più secca oggi, da quando il vento ha cominciato ad accarezzarmi.

Guardo in fondo la linea che separa il mare dal cielo, dove due azzurri diversi si confondono ed entrano l’uno nell’altro.
Dove finisce il primo e dove inizia il secondo?
All’infinito, forse.
E’ così anche per ognuno di noi: dove finisco io e dove inizia l’altro?

Guardo il mare, ma i miei occhi oggi non brillano, non lo riflettono.
Da un mese ormai la nave su cui appoggio i miei piedi non ha un porto dove attraccare.
Ho visto il mare di Libia e mi dicono che abbiamo solcato il mare d’Italia; forse vedremo il mare di Spagna o quello di Francia.

Sono qui, con altri uomini, cullato dalle onde: rollio e beccheggio mi riportano alle braccia di  mia madre.

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