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Occupy or not?

Cari ragazzi che state occupando le scuole,
non vogliatemene, in quanto quasi vecchio boomer (o zio, o arterio, o come diavolo mi posso definire in uno slang che ormai inseguo sempre più arrancando), se sono di fronte ad un mio personale dilemma generazionale.

Da una parte ascolto con interesse le ragioni che portate avanti: il valore della cultura, il modello di scuola pubblica che tuteli tutti, la promozione della socialità, l'attenzione verso chi ha difficoltà a tenere il passo e, ultimo ma non meno importante, lo stato di conservazione dell'edilizia scolastica.

Dall'altra parte mi tirano la giacchetta le modalità con cui queste ragioni vengono addirittura negate, quando nelle occupazioni si vedono danni che vengono aggiunti alle strutture delle "nostre" scuole e imposizioni sulla libertà di scelta degli altri studenti se seguire o meno le vostre proposte.

Da vecchio bacucco, ammesso che qualcuno legga questo straccio di blog, posso solo dire che la credibilità e la maturità delle scelte sono un qualcosa di molto fragile e vanno salvaguardate e coccolate come un vaso di vetro: una volta che le rompi, anche se rimetti insieme i pezzi, vedrai e ricorderai comunque le linee di frattura.

Questa conclusione, benché trovata da povera gente, c'è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia. La quale, se non v'è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l'ha scritta, e anche un pochino a chi l'ha raccomodata. Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s'è fatto apposta.

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