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La parte mancante (Racconto di inizio estate 2020)


Era la sera più lunga dell'anno:  da quel giorno, la luce sarebbe calata sempre prima, e così fino all'inverno che sarebbe dovuto arrivare.
Stavo bevendo dell'ottimo chinotto con ghiaccio: on the rocks, per farla moderna.

Le bollicine segnavano il percorso dalla gola allo stomaco: era uno spettacolo sentire il percorso che stavano tracciando lungo tutto l'esofago.
Non ci vuole molto per essere in pace con l'universo, pensai.

"Ehi, tu! Pensi di essere arrivato. Guarda invece che sei solo un ingranaggio del sistema."

Mi girai di scatto, dove prima non c'era nessuno.
Ora, da lì, un ragazzino mi guardava dall'alto dei suoi dodici o tredici anni; almeno, così, pensavo.

Riprese: "Tutto ti si muove attorno e magari non te ne accorgi. Non guardare solo le cose dalla tua posizione."

"Scusa - le parole uscivano a stento dalla mia bocca - ma chi ti manda?"

E lui: "Non l'hai capito! Non guardare la realtà solo con le lenti dei tuoi occhiali. OK. Te lo dico in un altro modo: adesso non è l'ora delle anime belle. Non è ora per chi sogna."

"Ma che diavolo... che cosa vuoi dire?"

"Che tu pensi di essere a posto e che tutti siano a posto con te. Ma questa non è una regola valida."

"E chi cazzo sei? - alzai la voce - Tu, per dirmi tutte queste cose? Dio?"

"No, tranquillo, non sono Dio. Dio è buono. Tutt'altra pasta rispetto alla mia. L'avrai capito io che sono anche un po' stronzo, no?"

"Abbastanza stronzo, sì. Ma chi sei?"

"Sono la parte di te e che proprio a te manca. Ti basti questo."

Rimasi un attimo a pensare. 

In quell'attimo in cui pensavo quel ragazzino, quella parte di me, sparì.

Il sole intanto calava, pensando ai minuti di vita che avrebbe avuto da lì al prossimo inverno.

Erano sempre meno, e lo sapeva.

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