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Scarpe e Scarpe

C'è un posto quasi nascosto sulle rive del Danubio a Budapest, vicino al grande edificio del Parlamento.

Camminando lungo l'argine del fiume si arriva in un punto in cui a terra sono state posizionate molte coppie di scarpe in bronzo.

Stivali da donna, scarpe con il tacco, classiche calzature da uomo e anche qualche scarpa piccola adatta al piede di un bambino.

Una targa spiega che quella rappresentazione vuole ricordare la sorte che alcuni cittadini della capitale, per la sola "colpa" di essere ebrei, hanno dovuto affrontare ai tempi della persecuzione nazista.

La milizia delle croci frecciate rastrellava i cittadini di religione ebraica e li portava sulle rive del Danubio.

Faceva togliere loro le scarpe che, si sa, in guerra sono merce preziosa da vendere; li legava a gruppi di tre e li metteva ai bordi del fiume.

Sparava un colpo in fronte a quello in mezzo che moriva sul colpo e, cadendo, trascinava nel Danubio gli altri due, che morivano per annegamento, trascinati dalla corrente.

I miliziani ripartivano poi, camminando sui loro stivali, per altri rastrellamenti ed esecuzioni.

Guardo questo memoriale con un po' di disagio: le scarpette del bambino sono poi per me un colpo diretto nello stomaco.

Attorno a me tanta gente, tante nazionalità, tante età. 

Alcuni di loro si fanno fotografare tra quelle scarpe; molti sorridono.

Voglio solo sperare che di quei sorrisi, di quei momenti, si ricorderanno quando nella loro vita, magari, camminando sulle loro scarpe, si troveranno a davanti scene di razzismo, discriminazione, violenza.

Io penso, ma soprattutto prego, che quelle piccole scarpe da bambino non si cancellino più dalla mia memoria.

Qui le informazioni complete sul memoriale tratte da Wikipedia

https://it.wikipedia.org/wiki/Scarpe_sulla_riva_del_Danubio



Di Nikodem Nijaki - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17917089



Commenti

  1. Grazie Robi per questo scritto. Le verità più crude e pungenti possano aiutarci a tenere un cuore vigile e vulnerabile al dolore altrui... Silvia C.

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