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Inferno canto 35 - detto del "parcheggiatore stolto"

Mettendo a posto i libri nella libreria mi è tornata tra le mani una vecchia edizione apocrifa della Divina Commedia.
Ho riletto con piacere, ritenendolo sempre attuale, il canto XXXV, detto del "Parcheggiatore stolto".
Ve lo ripropongo nella versione originale e non commentata: i commenti potete farli voi.

Ho intarsiato il post con una foto ai fini puramente allegorici: di situazioni come quelle sono pieni i nostri marciapiedi


Mentr’io solevo ritornar dai cari
Calcando i piè su strade del mio borgo
Si para innanzi cosa senza pari

Vicino a me che sbarra il passo scorgo
Un ferro per stirare con le ruote
E del risorto sole non mi accorgo

“Per carità” dic’io, “come si puote
Lasciar tal mezzo in mezzo a li coglioni”
E questo affronto la coscienza scuote.

“Parcheggiator dai gusti poco buoni
Che occupasti tutto il marciapiede
Capisci o no che fai girar maroni?

Già a piedi non si passa e lo si vede
Noi intenti a scavalcar cacche di cane
E arrivi tu con dolce malafede.

Non ragionar con le tue scuse vane
Pensa al bambin dentr’al suo passeggino
Non può passar se lì c’è il tuo rottame.

Posteggiator, capisce anche un cretino
Che chi è disabil con la carrozzella
Non passa se lo spazio è sì strettino.

E dunque che ti salti una biella
Se provi almeno un po’ di compassione
Pel lamieron che tanto ti par bella
ma non per quel cretino del pedone".

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