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La linea che unisce

Prendete un treno, guardate fuori dal finestrino e capirete quanta varia umanità vive lungo i rilevati dei binari e sotto i ponti.
Quello che scrivo qui sotto, poi, potrebbe arrivare da lì.
Chissà.
Un monologo? Chissà
Un lamento? Chissà.
Una preghiera?


Padre delle linee, lungo la linea che unisce
gli alberi, sai, ci abbracciano con le righe parallele
che si piegano al volere del vento; vento che accarezza le loro teste,
che strappa le loro foglie, come piccoli aerei con le loro storie per atterrare lontano.

Padre delle finestre, piccoli spicchi del mondo,
buchi che con la luce ci colorano il muro da fuori col gioco del sole,
schermi dove proiettiamo i nostri occhi stanchi, rossi di pianto o di polline,
prima che uno scuro metta la sigla finale allo show.

Padre delle acque, acque che scorrono tra i pioppi,
e scorrono le anatre, scorrono i cavedani che scorrono nelle acque;
scorrono le parole scritte, lette, immaginate e mai dette,
lasciando tracce nell’aria, nel fiato ormai uscito e che non si può rifiatare.

Padre dei suoni e delle parole, lungo la linea che unisce
oggi si appoggiano ruote, valigie, fogli, storie da raccontare,
romanzi da scrivere e canzoni da vivere, strette tra i bottoni di una camicia,
medicine ancora una volta dimenticate e promesse di ritornare a casa.

Padre delle persone, padre nostro amico viaggiatore,
che forse mi sei seduto a fianco, tra uno sbadiglio ed una valigia rossa;
sai, queste sono le cinque o sei cose che noi siamo capaci di vivere,
queste sono le nuvole che, nonostante tutto, ci fanno ancora sorridere.

E allora ti preghiamo: sorridi anche tu con noi

Nella foto, un treno ETR 500 dal sito di wikipedia

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