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Racconto di Natale 2019

24 Dicembre, ore 20.30. Anche questa sera meglio non uscire. Abbiamo preparato qualche candela, un centrotavola con quel poco di frutta che oggi sono riuscito a trovare. Quel poco che c’è costa un patrimonio, ma chissenefrega: è Natale. Ho messo da parte una bottiglia di quello buono apposta per stasera.

24 Dicembre, ore 21. Guardo fuori dalla finestra e trovo la luna. E’ alta, piena e luminosa nel cielo che, stasera, è sgombro da nubi. L’aria è frizzante: entra dal vetro rotto della mia finestra e mi accarezza il viso. Anche oggi non ho fatto la barba. So che questa vita mi sta trasformando in una bestia.

24 Dicembre, ore 22.00. Guardo i miei bambini e mia moglie dormire sotto le coperte. I piccoli hanno gli occhi stanchi, stanchi di vedere tutta questa polvere e merda che ci circonda ormai da mesi. Mesi in cui tirare un pallone dentro una rete (a trovarlo, il pallone…) è diventato un’impresa. Che i loro occhi si riposino e non perdano la voglia di vedere orizzonti nuovi: Dio che stai per venire, regala loro almeno questo.

24 Dicembre, ore 22.30. Forse stasera è veramente la sera buona per rimanere tranquilli. Mia moglie è crollata nel sonno da quasi due ore, segno che veramente non ha più energie da dedicare alle nostre giornate. Dio che stai per venire, abbracciala come sai fare tu.

24 Dicembre, ore 23.00. Mi muovo con delicatezza, per non svegliare nessuno. Metto qualche piccola sorpresa vicino al centrotavola, così mia moglie e i bambini avranno almeno la gioia di trovare un pensiero per loro quando si sveglieranno. La candela sembra viva e danza: l’aria la spinge e la culla come in un ballo sensuale.

24 Dicembre, ore 23.15. Se non ci fosse ancora la luna piena in cielo direi che sta per arrivare una tempesta. Mi sembra di vedere lampi molto lontano. Guardo meglio dalla finestra.

24 Dicembre, ore 23.20. Quelli che vedo non sono lampi. Sono traccianti di qualche postazione contraerea. Siamo ancora sotto attacco in questa merda di guerra non dichiarata. Ecco che adesso arrivano i fischi dei missili ed i primi tuoni sordi delle esplosioni.

24 Dicembre, ore 23.30. Sveglio moglie bambini come in un orribile sogno, come mi capita di fare troppe volte in questi mesi. Ci mettiamo tutti abbracciati nell'angolo più sicuro della casa. Spengo le candele e tutte le altre luci. Come un temporale, aspettiamo che passi.

25 Dicembre, ore 00.10. E’ lunga, stanotte. I bambini ormai non hanno nemmeno più voglia di piangere. Mia moglie li abbraccia e guarda in un punto lontano. Io ormai faccio solo caso al sibilo dei proiettili e dei razzi che passano sopra le nostre teste, pregando di sentire quei sibili anche quando si allontanano.

25 Dicembre, ore 00.50. Sembra tutto finito da un pezzo. Almeno qui. E’ tornato tutto incredibilmente calmo, come dopo un temporale, come dopo una lite inutile. La luna è sempre alta, tonda e piena. Torniamo tutti nella stanza dove ho preparato il centrotavola. Riaccendo le candele e vedo la fiamma che ritorna a danzare riflessa nelle pupille dei bambini. La luce illumina anche i piccoli regali che avevo preparato. Prima di tutto ci abbracciamo, per sentire ancora il nostro calore di persone vive. Poi ci lasciamo prendere da questo incredibile momento di normalità. Ora, sì, possiamo augurarci un buon Natale.

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