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L'eccellenza a teatro

Anche in questo scritto provo a buttare giù un pezzo teatrale. Che sia un dramma, una commedia, una satira ora non lo so: dipenderà dal finale che il fato ci riserverà, e che è ancora aperto. Scena 1 - La Moratti dove la metto? Voce narrante maschile: Letizia Moratti verso la vicepresidenza della Regione oltre che nuova assessora regionale al Welfare. Anche se nella lunga trattativa ancora in corso per il rimpasto della giunta guidata dal governatore Attilio Fontana si starebbe studiando pure l'istituzione di una carica di alta rappresentanza, che consentirebbe di non retrocedere l'attuale vicegovernatore Fabrizio Sala, che è il capodelegazione di Forza Italia in giunta. Alla Moratti resterebbe anche la delega alla Ricerca biomedica che inizialmente doveva essere assorbita dall'attuale assessorato del forzista Sala". Scena 2 - E Gallera dove lo metto? Voce narrante femminile: Più complicata, invece, sembra la partita della composizione del puzzle delle deleghe degli al...

Racconto di Natale 2020

Tra il materiale rinvenuto dopo l’ultima esondazione del torrente Seveso, è stato trovato un testo teatrale manoscritto non databile ed appartenente ad autore sconosciuto, che metteva in scena i dilemmi di San Giuseppe, a pochi giorni dalla Natività che ha cambiato la storia. Ve lo riporto integralmente e ve lo offro come dono di Natale particolare in questo particolare 2020. Penombra. Giuseppe è in mezzo alla scena. Alza la testa e guarda fuori dalla finestra, muovendosi come in cerca di qualcuno con cui parlare. GIUSEPPE: Caro il mio Dio, ti devo dire che la trovata dell’Angelo proprio non mi convince. DIO (voce fuori campo): Cosa c’è che non ti torna? GIUSEPPE: Quel Gabriele, sai? Lo hai mandato da Maria, la mia ragazza, la mia donna, la mia sposa. Non so neanche più come chiamarla e che ruolo abbia nella mia vita. E’ stata tua l’idea? Tua, che raccontavi di non desiderare la donna d’altri? DIO: E’ il mio disegno sul mondo. GIUSEPPE: Ok, ne hai facoltà. Solo sarebbe stato carino ...

Frattali - Racconto d'inverno 2020

 “Se guardi un ramo di un abete, ma solo se lo guardi attentamente, riesci a vedere che ogni rametto contiene in sè la stessa forma dell’albero di cui quel ramo è una piccola parte. Se poi l’inverno è buono e ci regala la dama bianca, allora lascia quel maledetto smartphone e prova a camminare nella nevicata. Fermati sotto l’abete e comincia a guardare i fiocchi che accarezzano i suoi rami.  Non vederli, ma guardali: ti accorgerai che ogni piccola punta del fiocco contiene in sè la stessa forma del fiocco di neve di cui è una parte. Fermati allora sotto l’abete con la neve e comincia poi a guardarti dentro: vedrai che ogni tua piccola parte, ogni tua cellula, ti appartiene, ti contiene e dà forma a quello che tu sei, per come lo sei, nell’universo. Lo stesso universo dell’abete e del fiocco di neve. Non ti sembra un buon motivo per staccarti dal virtuale e buttarti un po’ dentro il reale?” “Sì papà. E spero che nevichi presto.”

Caro Grande Cocomero...

Caro Grande Cocomero, so che esisti, anche se non ti ho mai visto. Mi hai fatto passare tante notti senza sonno; ore nel buio a girare la testa in su e in giù, poi da tutti e due i lati, ma niente. A volte penso che lo fai apposta, perchè così vuoi mettere alla prova la nostra pazienza o, forse quello che i grandi chiamano "credere in te". Mi vedi, qui nel campo di zucche, stanotte, con gli occhi che lottano col sonno: se non volessi cercarti davvero non sarei ancora qui. Ho lasciato a casa anche la mia coperta, la cosa che mi dà sicurezza nella vita, per cercarti. Se ti vedessi sai cosa farei? Andrei subito da Lucy, Benjamin, Charlie Brown e, sì, anche dal suo stupido bracchetto Snoopy e lo griderei al mondo. E se non ti vedessi stanotte?  Continuerei a sapere che esisti, perchè cercarti mi fa stare più bene con Lucy, Benjamin, Charlie Brown e il suo stupido bracchetto Snoopy. Caro Grande Cocomero, in questa notte dove ti aspetto ti chiedo solo di fare felice un bambino come...

Preghiera mascherata

Sì, Signore, sono sempre io. Sono quello strano, col nasone, che ogni tanto ti cerca e poi ti molla. Ti molla ma poi bussa sempre a questa tua porta che non è mai chiusa; spesso è accostata, sì, ma da quella fessura passa comunque un po' di luce. Sono sempre io, Signore, sotto questa benedetta mascherina che mi copre mezza faccia e lascia liberi solo gli occhi. Vedi: ormai ci sono rimasti solo gli occhi per vivere un po' di poesia.  Mascherati da sala operatoria tutto passa dagli occhi, che ormai sono diventati il riassunto di quello che siamo. In questi mesi difficili abbiamo dovuto mettere in quarantena gli abbracci ed i sorrisi, le uniche cose belle che ci fanno sentire importanti per gli altri. Ma Dio mio, come si fa, Signore, ad amare senza gli abbracci ed i sorrisi? Lo sai anche tu che le parole da sole non ci bastano. Le parole, Signore: passano dai fori delle mascherine e viaggiano e nell'aria, dove  possono portare ancora più distanza, ancora più assurdità tra noi ...

Back to school - ritorno a scuola

Era finalmente tempo di ritornare a scuola, dopo molti giorni passati a distanza. Il Maestro Socrate, di suo, aspettava il discepolo con impazienza perchè, diceva, la conoscenza e la saggezza passano solo attraverso il dialogo ed il confronto. Discepolo: Maestro! Socrate: Bentornato! Ma prima, gentilmente, tira su la mascherina. D: E' comunitaria, fatta da me con le mutande della povera nonna. Buonanima. O serve la chirurgica? S: Faccio finta di non sapere, così so cosa risponderti. Dai, buona la comunitaria. Piuttosto: hai misurato la febbre? D: Maestro... meglio la temperatura ascellare, sublinguale o rettale? S: Sei tu che conosci te stesso: saprai tu dove preferisci infilarti il termometro. Sappi, solo, che la rettale è leggermente più alta. D: Trentasei e due, ascellare, stamattina. S: Ascellare, dunque. Bene, caro mio. Di cosa mi vuoi parlare in questo primo giorno? D: Della vita. S: Cominciamo col botto. D: Maestro, ultimamente ho paura della vita. Ho paura di vivere a bracc...

Non è roba da poco

Alessia ha già camminato per sentieri e per giorni, così non ha voglia di rivedere salite, tornanti e sassi sotto ai suoi scarponi. Lucia sente il lamento dei polpacci: le gambe oggi vorrebbero evitare i molti metri di salita che le abbiamo messo in conto, anche a sua insaputa. Alessia ama la montagna: certo, la amerebbe di più se fosse un po' più piatta e se il suo zaino fosse più leggero. Lucia si diverte a studiare scienze e geografia; sa che oggi si trova in un laboratorio di scienze all'aperto e che incontrerà laghi alpini, resti di morene, quel che rimane di antichi ghiacciai.  Nomi che forse sono stati solo fotografie su un libro di testo, ma che finalmente può vedere come sono fatti per davvero. Brad è un cane che non ha paura dei sentieri e della fatica: lo vediamo arrivare dietro di noi e salire su per il sentiero verso il rifugio. I padroni di Brad non hanno paura delle persone che non conoscono: capiscono che Alessia vorrebbe Brad per sè. Et voilà, lasci...