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Racconto di Pasqua - Tema dell'uomo lontano dalla croce

Non sono riuscito a raggiungere la croce, nemmeno a camminare lungo la strada che arriva al sepolcro. Ora che ci potrei arrivare, tutti mi dicono che è vuoto, che non serve, che ormai il vero è altrove. Non mi sono accorto di nulla questa volta, no: non ne avevo nè voglia nè energia. È la bastarda legge della scelta: per stare vicino a chi soffre devi anche dimenticare tutti gli altri che soffrono. Mi sento uno straccio, una merda come qualcuno mi descrive sorridendo, ma il mio limite è l’umano. E così, in questi giorni, quella tomba vuota, quel nuovo vero altrove mi diano la forza di andare avanti, così come l’amore, testardamente, trova sempre il modo.

Racconti paradossali - I due gemelli

Oggi compio 57 anni, grazie a Dio, nonostante gli acciacchi, le dita insaccate cercando di giocare a basket e le donne che mi ruotano attorno. Ho perso un po’ di capelli e anche il colore che avevano, ho messo qualche centimetro di circonferenza addominale (ma sono tutti grassi messi lì come riserva per andare in bici e prendere rimbalzi sotto canestro), ogni tanto faccio esami di controllo ma, tutto sommato la vita è sempre interessante. Sto per versarmi del chinotto (Signore, grazie di averlo creato, tu o chi per te), quando mi suona il telefono. E’ una videochiamata whatsapp, da un numero che non conosco. Che faccio? Prendo? Prendo, mica saranno tutti stronzi da farti una truffa online o venderti abbonamenti telefonici. “Pronto…” “Ciao - qualcuno mi sta parlando con una voce simile alla mia - come te la passi?” “Con chi parlo? Chi cerca?” “Sono tuo fratello gemello” e accende la videocamera del telefono. Guardo lo schermo e vedo l’immagine di uno che sarei io qualche anno fa. “Che s...

Racconto di Natale 2025

“Stazione orbitante, qui base terra, su canale 2, check control stato sensori circuito water recovery system. Mi ricevete?” Ricevere ricevo, ed è anche impossibile resistere a questa voce gracchiante.  Apro la comunicazione per rispondere. “Base terra, qui stazione orbitante. Ricevuto forte e chiaro. Pronto per verifica.” No Signore, penso, questo problema almeno il giorno di Natale no, dai. Rimango in ascolto. “Ricevuto, stazione. Abbiamo notato anomalia su sensore aspirazione Urine Processor Assembly. Chiediamo di verificare connettori sotto il pannello UPA17.” “Copiato, base terra. Mi porto in settore pannello UPA17 e vi aggiorno”. Comunicazioni brevi, chiare e semplici, queste le prime regole che ti insegnano in addestramento, che sono fondamentali anche per evitare di sentire troppo a lungo quella insopportabile voce gracchiante. Già vi vedo, voi di base terra, mentre parlate con me e intanto ascoltate i rumori dei sensori della stazione orbitante, con un occhio anche al grand...

Mio cuggino Donaldo

Mio cuggino Donaldo è un tipo molto pratico e disponibile a darmi una mano. Non che lo faccia perchè è un filantropo o un filosofo o, comunque, una di quelle persone lì; solo che a lui piace molto far vedere che ha i muscoloni, i capelli inguardabilmente tinti e l’aria da eterno bellimbusto. Della filosofia a lui gliene importa poco; per me invece conta solo che con lui risolvo i miei problemi. Qualche volta mio cuggino le spara un po’ grosse, come quella in cui disse che in un giorno avrebbe messo pace tra due vicini incazzati perchè non si trovavano d’accordo su dove confinano i loro orti; sono passati ormai due mesi dopo che Donaldo li ha ripresi con verve teatrale, ma quei due sono ancora lì a tirarsi i pomodori che, nel frattempo, sono anche marciti dentro. sono certo che mio cuggino Donaldo vuole tanto bene a me, però non sono l’unico essere amato: ha un amichetto molto attaccabrighe che con la fionda, da casa sua, tira sassi verso una striscia di terra a tutti quelli che ci vivo...

Vuoto - Racconto di Pasqua 2025

I l vuoto. Il nulla. L’effetto di andare a cercare una tomba e trovarsela ribaltata, scoperchiata, vuota. Non è uno dei soliti hangover. Sai, perdi qualcosa e, stranamente, ti senti prima disorientato e poi comincia ad infiltrarsi un po’ di sollievo. E solo allora le preoccupazioni che ti frenavano lasciano spazio alla voglia di fare. E’ risorto, mi dicono qui al sepolcro. Forza, si riparte.

Lettera dalla prima linea - racconto di Natale 2024

Veloce, come una raffica di vento che sposta la bandiera da un lato all’altro dell’asta che la lega a terra... Così ogni mia giornata cambia rapida di direzione, sempre in allerta, come da quando mi hanno messo qui, in questa fetida vita di prima linea. E allora passo le mie notti e le mie giornate a immaginare quello che sarà di me tra qualche giorno, tra qualche ora, mentre spero che il destino non mi abbia preparato qualcosa di diverso. Così adesso scrivo queste poche parole per passare il tempo prima che qualcuno o qualcosa mi assalga, nella vigilia di un Natale che si presenta con poche speranze. A poca distanza da me da me ci sono altre persone che non conosco; alcune sono anche pronte a prendere la mia vita per mantenere la loro. In queste lotte tra nani e giganti ci affrontiamo credendo ognuno nel proprio dio, messo sul tavolo per mostrare chi ha quello più potente. Non so, non potrò mai sapere cosa sarà di me domani, se sarò a bermi un chinotto su un tavolo in piazza o in giro...

Sentinelle

Siamo impasto di atomi mischiato con i sensi, trascinati nel tempo e nello spazio con i nostri drammi ed i nostri scudetti. E siamo sempre in allerta, come sentinelle, pronte a dare la vita per salvare quei legami che ci fanno sentire umani.

Sotto questo verde blu d’Irlanda

Sotto questo verde blu d’Irlanda riabbraccio mia figlia partita da giorni, mentre il centro di Dublino sfidando la torre di Babele, punta l’infinito e squarcia il sole. Sotto questo verde blu d’Irlanda l’umanità si scambia birra e sorrisi. Violini, chitarre, flauti e banjo fondono in concerto l’odore della terra e delle strette strade che ti portano a casa. Sotto questo verde blu d’Irlanda  trovi un Dio che piange perché divide. E le bandiere, i murales, i simboli sono la sua moderna croce dove si uccide la pace tra gli uomini. Sotto questo verde blu d’Irlanda la strada scorre lenta, monastica, il piede percorre le alte scogliere dalla torre lo sguardo cerca il delfino o il puffin mentre un taglio di sole ti ribalta i colori. Sotto questo verde blu d’Irlanda  ho respirato, ho visto, ho cantato,  ho amato, odiato, bestemmiato, provando a scrivere un nuovo atto di questa commedia inspiegabile  che è la mia piccola, volgare, vita.

I pesci

I pesci sanno nuotare molto bene negli spazi stretti, dove anche il dubbio è la sola cosa che può passare. I pesci capiscono quando il cuore batte troppo forte e serve anche più aria per vivere; loro, anche se non ci sembra così scontato, sanno cos'è l'ossigeno e come recuperarlo dall'acqua che li circonda, li protegge, li coccola. I pesci sanno andare oltre le apparenze; anche se non puoi accarezzarli, quando ti vengono incontro ti alleggeriscono l'animo; tra tutti poi, solo i trigoni hanno deciso che essere tanto docili e farsi accarezzare fa bene al loro cuore e a quello di chi ha mani e piedi invece che pinne e scaglie. E, anche se non lo credi, i pesci si parlano e ti parlano.  Prova a chiamarli nei momenti un po' così; vedrai che, a modo loro, ti risponderanno e proveranno a farti capire che, nonostante le onde, il mare è infinito e merita di essere vissuto.

Triple Jump

Contare i passi , e che sian o proprio quelli che servono. Non uno di più. Quelli. Primo volo. Nella testa arrivano i primi dubbi e ancora nuovi calcoli. Primo atterraggio. Secondo volo. Bisogna arrivare là, già si vede la sabbia… Secondo atterraggio. Ultimo volo, come quello di Icaro. Il corpo è adesso pura legge della fisica, è moto uniforme decelerato. Terzo atterraggio, stavolta morbido. La sabbia festeggia l’arrivo. Il tabellone scrive numeri in metri. È già tempo di pensare ai prossimi voli.

Sfere e pedate

Dal momento in cui il genere vivente  homo ha incontrato sul cammino della sua evoluzione terrena l'oggetto geometrico scientificamente denominato "sfera", si è aperta una nuova fase di prosperità e sviluppo. L'ulteriore scatto evolutivo il nostro homo lo ha poi raggiunto quando ha sperimentato come piantare due pali nel terreno oltre ad una traversa orizzontale ad unirli, cercando poi di tirare pedate alla sfera per farla passare sotto quella rudimentale porta. Da quel momento, numerose altre correnti di pensiero logico hanno suggerito ulteriori usi ludici dell'oggetto sfera , anche se con seguiti più modesti rispetto a quelli ottenuti dal pensiero dominante della pedata. Ma perchè il binomio  sfera e pedate ha incontrato tutto questo successo? Ignoti umanisti ritengono che tutto questo sia favorito dal fatto che tirare calci ad un pallone sia un qualcosa di facile da capire e da fare; un gesto quasi istintivo e, in più, accessibile a tutti o quasi. Retroteorie c...

Milk in Italy

 

Lode all'amigdala (racconto di Pasqua 2024)

Sia lode all'amigdala, che mi fa rimanere vivo, sempre a caccia di qualcuno o qualcosa  che mi voglia fare male. Sia lode all'amigdala, che mi fa inventare un nemico, lasciare in mare un migrante, pianificare vendette. Sia lode all'amigdala, che crocifigge anche il giusto, che chiede muri e non ponti, mentre urliamo le nostre idee. Sia lode all'amigdala, che prepara in silenzio alla guerra, che ingrassa chi vende armi, che scrive un'economia così. E tu, sedicente Dio, inchiodato sulla croce, provi a ribaltare le logiche, però il mondo non cerca la tua pace, vuole solo "Patria first", ricchi premi e cotillon. NdA: l'amigdala è una regione del cervello umano responsabile dell'elaborazione delle emozioni, dell'istinto di sopravvivenza, della rabbia e dell'aggressività.

Homeless

Non mi frega nulla delle infiltrazioni dal mio tetto. E meno che meno di quelle piastrelle del bagno che avevano la crepa in mezzo, del pavimento che mi si era un po’ alzato dopo i lavori. E non mi frega ancora nulla delle muffa sulla parete, del cesso che perde, della strada grande dove il traffico non dormiva mai. Ridatemela, la mia casa. Netanyahu o Hamas, io non c’entro un cazzo con nessuno di voi; eppure qualcuno con un colpo la mia casa l’ha tirata giù. Non mi avete lasciato neanche il tempo di portare via qualcosa di intero. E adesso, mentre siete al riparo nelle vostre stanze delle decisioni, io devo vagare lungo i confini di questo non Stato con il solo scopo di salvarmi la pelle, trovare un tetto e mangiare almeno il pane. Mai avrei pensato di rimpiangere le mie muffe sulle pareti, il mio cesso che perdeva, le mie piastrelle rotte. Ripeto, non c’entro un cazzo con voi, con le vostre divinità, con la vostra idea di giustizia. Resisterò, sì, resisterò vivendo solo per ricostrui...

Coppie di cifre di numeri primi

Sappiate che svegliarsi una mattina, rendendosi conto che la tua vita passata è ormai descritta da una coppia di cifre  che sono numeri primi uguali, fa il suo sporco effetto. E fa il suo effetto anche sapere che quella descrizione è il prodotto di due numeri primi, e che uno dei due fattori  è formato da una coppia di cifre che sono numeri primi uguali. Sono pensieri mattutini, semifolli al limite tra l’intelligenza artificiale e la stupidità naturale, lo so. Forse è questo il segno di un passo in più verso la saggezza che incanutisce i capelli, ammesso che non siano volati via  e non torneranno più? In questa piovosa giornata, dove il cervello è forse sovraeccitato dagli zuccheri in abbondanza rilasciati da un Kurtoskalacs (a Budapest lo chiamano così, ma a Praga si chiama Trdelnik ) casalingo preparato caldo a colazione,  mi viene da fare l’ennesimo, annuale, puntuale, stato di avanzamento dell’esistenza. E, data la descrizione della mia età, con la coppia di cif...

Luce chiara. Racconto di Natale 2023

Giorno 24, mese di Dicembre, di un anno non troppo distante da qui. Secondo pomeriggio, quando il secondo pomeriggio lascia il posto alla prima serata. Il cielo è adesso così limpido dopo questa giornata di vento teso che, oggi, ha soffiato tutto il giorno. Il vento da queste parti può essere un grande spazzino e, come uno spazzino, lavora per togliere polveri, foglie, pensieri, pianti. Le stelle disegnano ancora nel cielo, come da tempo immemorabile, forme e percorsi che l'uomo ha chiamato con nomi di creature, oggetti, eroi. Una luce più chiara delle altre, con una lunga coda luminosa, forse una grande stella, sembra rimanere come sospesa nel vuoto, ferma sopra un piccolo gruppo di case del villaggio isolato. Nella scena il tempo sembra fermarsi, i respiri rallentano, i cuori cambiano il ritmo dei loro battiti. Nel villaggio isolato una piccola famiglia, padre, madre e un figlio di pochi giorni, stanno vivendo questa scena. La luce più chiara diventa per un attimo ancora più lumi...

Il Cantico delle Creature in guerra

Laudato sii, o mio Signore per il proiettile che mi ha solo sfiorato, per la granata che non mi è esplosa vicino, per il missile che non ha sventrato la mia casa. Laudato sii, o mio Signore per il fosforo bianco che non mi ha scavato la carne, per il gas nervino che non ho respirato, per la baionetta che non ha squarciato il mio petto. Laudato sii, o mio Signore per le radiazioni che non mi hanno ancora ucciso, per le mine antiuomo che non ho calpestato, e per i miei figli che non hanno rapito. Laudato sii, o mio Signore per sorella nostra morte corporale, ma, perdonami, non riesco proprio a lodarti se la incontrerò dentro una solita, inutile, stupida, folle, guerra.

Monologo per un massacro

Stavo ascoltando la musica, io. Eravamo in tanti, laggiù, ragazzi e ragazze. Tutti lì, solo per sentire la musica. E per ballare, perchè ballare è vivere. Stavo ascoltando la musica, io. Mentre muovevo i miei piedi a ritmo, pensavo: che forza, la musica, vedi… Puoi farti capire da tutti senza sapere che lingua parlano, di quale nazione siano, in quale dio credano… Che forza la musica, vedi… Non fermi mai le sue onde. Loro possono costruire tutti i muri che vogliono, i confini che vogliono, ma la musica ci passa sopra. Stavo ascoltando la musica io, quel giorno, stavo danzando la mia giovinezza, c’erano sorrisi per altri sorrisi,  c’erano sguardi per altri sguardi. Stavo ascoltando la musica, io. Poi tutto si è fermato in un levare di batteria; basta sorrisi, basta sguardi, basta respiri, basta futuro, basta danza, basta vita. Ma qual è stata la mia colpa? Qualcuno, qualche uomo o qualche dio me lo spieghi. In fondo, quel giorno, laggiù, stavo solo ascoltando la musica, io. ...

Parole di fuoco

Oggi un giornale online titola che all’ONU il premier Giorgia Meloni dichiara una “guerra globale ai trafficanti”. Non è la sola, la Giorgia nazionale, a dichiarare metaforicamente guerra a qualcosa: l'universo conosciuto è pieno di gente che usa questo modo di dire che fa celodurista, ha grosso impatto e trasmette una piacevole (per alcuni) sensazione di forza. Io, per fortuna, come penso la Giorgia nazionale e gli altri dichiaratori di guerre metaforiche, la guerra vera non l’ho mai vissuta.  Ho visto solo quello che una guerra vera ha lasciato, anche se ormai questo è roba di 20 anni fa nei Balcani, sul terreno, nelle persone, nelle relazioni. Dichiarare metaforicamente guerra a qualcosa senza essere passati in mezzo a una guerra vera, è semplicemente dimenticarsi di cosa passa chi la vive. Per cortesia, cambiamo linguaggio.

Decreto Caivano